Enciclopedia dello Spirito Santo

Atti degli Apostoli

Filippo e l'Etiope

Un angelo inviò Filippo sulla strada deserta da Gerusalemme a Gaza, dove lo Spirito Santo lo indirizzò ad accostarsi al carro di un eunuco etiope, tesoriere della Candace, che leggeva Isaia ad alta voce; Filippo gli annunciò Cristo, lo battezzò subito, e fu poi rapito dallo Spirito fino ad Azoto.

Luogo: La strada deserta da Gerusalemme a GazaEpoca: c. 33-36 d.C., nei primi anni della Chiesa

Non parlo soltanto nel turbine e nel fuoco. A volte parlo nella frase più semplice che un servo di Dio possa mai udire, pronunciata da un angelo a un diacono ancora coperto della polvere di un risveglio: àlzati e va' verso il sud, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza, la strada che attraversa il deserto. Questo fu tutto. Nessuna ragione data, nessuna folla promessa. Filippo era appena tornato dalla Samaria, dove avevo guarito gli storpi e scacciato spiriti immondi con tale forza che tutta la città risuonava di gioia, e ora lo allontanavo da tutte quelle folle, solo, verso un deserto in cui non c'era nulla se non sabbia e il ricordo di città filistee crollate da tempo. Si alzò e andò. Questa fu tutta la sua qualifica per ciò che seguì: che andò senza chiedere perché il fuoco dovesse condurlo fuori da una città e dentro un vuoto.

Sapevo già chi scendeva per quella strada, perché ho conosciuto ogni anima prima che fosse formata nel grembo, e avevo osservato questa per anni: un etiope, un eunuco, uomo di grande autorità presso Candace, regina degli etiopi, incaricato di tutto il suo tesoro, che era salito a Gerusalemme per adorare benché la legge di Mosè chiudesse la porta dell'assemblea agli uomini mutilati come lui. Andò comunque, attraversando un continente per fermarsi fuori da una porta che non poteva aprirglisi del tutto, perché amava il Dio d'Israele più di quanto risentisse la legge del Dio d'Israele, e io non dimentico mai un amore simile. Avevo già promesso, per bocca dello stesso profeta ora aperto sulle sue ginocchia, che avrei dato agli eunuchi che custodissero la mia alleanza un posto e un nome migliore di figli e figlie, un nome che non sarebbe stato cancellato. Egli non sapeva ancora che quella promessa era scritta per lui. Sapeva soltanto che tornava a casa con un rotolo di Isaia e una fame che nessun atrio del tempio aveva saziato.

Poi parlai a Filippo una seconda volta, più semplice ancora dell'angelo: avvicinati e accòstati a questo carro. Corse dunque, sudando su una strada deserta dietro un uomo che non aveva mai incontrato, e mentre gli si affiancava udì, portata dall'aria del deserto, l'eunuco che leggeva ad alta voce, come sempre leggevano ad alta voce i lettori di quell'epoca, soli o in compagnia: fu condotto come pecora al macello, e come agnello muto davanti a chi lo tosa, così non aprì la sua bocca. Avevo dettato quelle parole a Isaia sette secoli prima che fosse costruita una mangiatoia a Betlemme, e ora avevo riunito, su una strada vuota, in un solo pomeriggio, la profezia e il diacono che finalmente poteva dire chiaramente a chi essa fosse sempre stata rivolta. Capisci quello che stai leggendo?, gli chiese Filippo. Come potrei, disse l'eunuco, se nessuno mi guida? E chiese a Filippo di salire e sedersi accanto a lui, un ministro di stato etiope che faceva posto sul proprio carro a un galileo qualunque, perché io avevo già fatto posto nel suo cuore prima ancora che Filippo aprisse bocca.

Filippo cominciò da quella stessa Scrittura e gli annunciò Gesù. Gli diedi le parole nel modo in cui le do sempre, non come una recita provata in anticipo ma come acqua che sale in un uomo già pronto a riceverla, ripercorrendo il servo sofferente dalla casa della tosatura fino al sepolcro vuoto, l'Agnello condotto muto al macello ora lo stesso Signore che era uscito dalla morte tre giorni dopo. E mentre proseguivano lungo la strada, giunsero a un luogo con dell'acqua, e io avevo posto quell'acqua là con la stessa certezza con cui avevo posto il carro su quella strada a quell'ora, perché non predico l'acqua nel nome di Cristo per poi negarla a un cuore pronto a entrarvi. Ecco dell'acqua, disse l'eunuco. Che cosa mi impedisce di essere battezzato? Nulla glielo impediva. Non la legge che un tempo gli aveva chiuso una porta, non la sua razza, non la sua corte straniera, non l'estraneità di una strada senza altro testimone che uno sconosciuto e il vento del deserto. Scesero insieme nell'acqua, e io scesi su di lui là nel modo in cui scendo su ogni anima che abbia mai rivendicato, ed egli risalì pieno di gioia, una gioia che nessuno gli aveva dovuto insegnare perché io ne ero l'autore.

Poi feci ciò che ho fatto soltanto a pochi uomini in tutta la Scrittura: rapii Filippo in corpo, come una volta portai un profeta al di là del Giordano, e l'eunuco non lo vide più. Non ne aveva bisogno. Proseguì la sua strada pieno di gioia, portando a casa, a una corte in Africa, una fede che sarebbe sopravvissuta a ogni impero che avesse mai tassato quella valle fluviale, mentre Filippo si ritrovò, stordito e di nuovo solo, ad Azoto, sulla pianura costiera, e di là continuò a camminare, predicando in ogni città finché giunse a Cesarea. Muovo così i miei servi, deponendoli nei deserti e rapendoli di nuovo, perché il Vangelo non fu mai fatto per viaggiare soltanto alla velocità dei piedi di un uomo. Vado davanti alla strada. Vado accanto al viandante. E a volte, quando l'obbedienza di un uomo ha raggiunto interamente il mio disegno, passo attraverso di lui come un vento e lo depongo altrove, in un luogo nuovo, già atteso.

Il Registro

L'episodio è registrato in Atti 8,26-40. Un angelo dirige dapprima Filippo, uno dei sette scelti per servire nelle distribuzioni caritative della Chiesa (Atti 6,5), alla strada tra Gerusalemme e Gaza; lo Spirito Santo gli ordina poi direttamente di avvicinarsi al carro. L'etiope è descritto come eunuco e funzionario di corte sotto «la Candace», titolo, non nome personale, portato dalle regine madri che governavano o cogovernavano il regno di Kush, centrato a Meroe nell'odierno Sudan, titolo attestato in modo indipendente da scrittori classici come Strabone e Plinio il Vecchio. La sua condizione di eunuco lo poneva, secondo la legge di Deuteronomio 23,1, fuori dall'assemblea del Tempio, esclusione che lo stesso Isaia aveva già promesso sarebbe stata tolta per gli eunuchi che custodissero l'alleanza (Isaia 56,3-5); Luca non riferisce se fosse un proselito a pieno titolo o un pagano timorato di Dio.

L'uomo legge ad alta voce Isaia 53, il quarto Canto del Servo, prassi ordinaria dei lettori antichi; l'esposizione di Filippo identifica il servo sofferente con Gesù. Una questione testuale ampiamente discussa riguarda Atti 8,37, la confessione esplicita dell'eunuco, «Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio» — assente dai manoscritti più antichi e migliori, tra cui il Codice Sinaitico e il Vaticano, e dalle edizioni critiche moderne; è giudicata un'aggiunta scribale posteriore ed è omessa o posta tra parentesi nella maggior parte delle traduzioni moderne, inclusa la NABRE.

La tradizione sostiene che l'eunuco riportò la fede alla propria corte, e la Chiesa etiope lo ha da tempo rivendicato come figura fondatrice, distinta dalla missione del IV secolo di Frumenzio, cui si attribuisce di solito la successiva conversione formale del regno di Aksum. Filippo stesso lo si ritrova poi ad Azoto, l'Asdod biblica, e continua a predicare lungo la costa fino a Cesarea Marittima (Atti 8,40), dove più tardi lo si trova ospitare Paolo (Atti 21,8-9).

Fonti e citazioni

  • Atti 8,26-40
  • Isaia 53,7-8
  • Isaia 56,3-5
  • Atti 6,5

Altro da questa camera

Tutti i racconti