Enciclopedia dello Spirito Santo

Esorcismi e sortilegi falliti

Elimas il Mago

A Cipro, il mago Bar-Gesù, chiamato Elimas, si oppose a Paolo davanti al proconsole Sergio Paolo e cercò di distoglierlo dalla fede; Paolo, pieno di Spirito Santo, lo denunciò e lo colpì con una cecità temporanea, misurata per corrispondere alle tenebre che egli stesso aveva venduto ad altri, e il proconsole, stupito, credette all'insegnamento del Signore.

Luogo: Pafo, sull'isola di CiproEpoca: c. 45-47 d.C., durante il primo viaggio missionario di Paolo

Cipro ci accolse con il sole sulla roccia bianca e l'odore del sale, e a Pafo, all'estremità occidentale dell'isola, condussi Paolo — sebbene Luca lo chiamasse ancora Saulo quando questo cominciò — faccia a faccia con il proconsole Sergio Paolo, un romano di vera intelligenza, un uomo che voleva ascoltare la parola di Dio e aveva la rara umiltà di ammettere che la voleva. Mi diletto in uomini simili più di quanto il mondo sappia, perché un potere che resta curioso è più raro di un potere che resta comodo, e stavo preparando l'ascolto di questo governatore fin da prima che la nave di Paolo salpasse da Salamina.

Ma Sergio Paolo teneva, nella propria casa, un falso profeta e mago giudeo di nome Bar-Gesù, figlio di Giosuè, che l'isola di lingua greca chiamava Elimas, parola essa stessa presa in prestito e rimodellata da un termine che significa sapiente o mago, portata come un titolo professionale. Voglio che vediate con chiarezza che cosa fosse, senza fronzoli, perché non vesto mai il demoniaco con più dramma di quanto meriti: era un consigliere di corte il cui intero valore per se stesso dipendeva dal fatto che il proconsole restasse esattamente tanto incerto, tanto senza ancoraggio, tanto raggiungibile con incantesimi e presagi quanto lo era sempre stato. Un proconsole convertito non aveva alcun bisogno di Elimas. Così Elimas fece ciò che ogni contraffazione fa quando finalmente arriva l'originale: gli si oppose, e cercò di distogliere il proconsole dalla fede, non con un argomento rivale, ma con la vecchia, semplice tattica di frapporsi tra un uomo affamato e il pane.

È qui che riempii Paolo, interamente, in un solo istante che Luca ebbe cura di registrare con precisione, perché è il momento in cui la Scrittura stessa comincia a chiamarlo Paolo anziché Saulo, come se il nome romano avesse atteso proprio questo confronto romano per essere pronunciato in modo definitivo. Paolo fissò lo sguardo sul mago, e io gli diedi le parole, e vennero senza addolcimento: «Figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, pieno di ogni inganno e di ogni malizia, non cesserai di rendere tortuose le vie diritte del Signore?» Non parlo spesso attraverso i miei servi con un linguaggio così diretto, ma vi sono momenti in cui la cortesia stessa sarebbe una forma di complicità con la storture che si sta denunciando, e questo fu uno di essi.

Poi venne la sentenza, e voglio che notiate la sua precisione, perché non tratto giudizi sconsiderati: «Ecco, ora la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco, e per un certo tempo non vedrai il sole». Non per sempre. Non l'annientamento. Una tenebra misurata esattamente per corrispondere alla tenebra che egli aveva passato la vita a vendere ad altri uomini, uno specchio tenuto alto finché nebbia e caligine non caddero sui suoi stessi occhi ed egli dovette brancolare, supplicando estranei di prenderlo per mano, proprio la postura di impotenza da cui aveva sempre tratto profitto inducendola in altri per mezzo del timore di poteri invisibili. Non lo accecai per distruggerlo. Lo accecai perché un uomo che passa la vita oscurando il sole per gli altri a volte deve perderlo egli stesso prima di poter immaginare di volerlo riavere.

E Sergio Paolo, vedendo accadere questo nella propria corte, non si limitò a meravigliarsi di un trucco svelato. Luca ha cura di dire che credette, e che ciò che lo colpì non fu lo spettacolo della cecità, ma il suo stupore per l'insegnamento riguardo al Signore. Questo è l'ordine che intendo sempre e che così raramente vedo onorato con tanta chiarezza: il miracolo rimosse l'ostacolo, ma fu la parola a raggiungere l'uomo una volta scomparso l'ostacolo. Non compio prodigi perché gli uomini si meraviglino dei prodigi. Li compio perché i ciechi acconsentano finalmente a guardare ciò che era sempre stato vero.

Il Registro

Lo scontro è registrato in Atti 13,6-12, durante la missione di Paolo e Barnaba a Cipro, agli inizi del primo viaggio missionario. Sergio Paolo è tra le pochissime figure del Nuovo Testamento attestate in modo indipendente al di fuori della Scrittura: iscrizioni provenienti da Cipro e da Roma nominano un proconsole romano con quel titolo a metà del I secolo, il che conferisce all'episodio un ancoraggio storico non comune. Bar-Gesù, chiamato Elimas, è identificato da Luca come falso profeta giudeo e magos legato alla casa del proconsole, rappresentativo dei maghi itineranti che comunemente cercavano protezione nelle corti provinciali di tutto l'oriente dell'impero.

Questo passo segna, negli Atti, il punto in cui Luca comincia a chiamare l'apostolo «Paolo» anziché «Saulo» (Atti 13,9), un mutamento che gli studiosi collegano da tempo all'ambientazione romana e alla missione ai pagani che si andava allora ampliando, sia come semplice adozione del suo cognomen romano, sia come segnale letterario di quel più vasto campo di apostolato. La cecità temporanea inflitta a Elimas, descritta come «caligine e tenebra» (Atti 13,11), è il caso più chiaro, nel Nuovo Testamento, di un miracolo punitivo al servizio di un fine evangelizzatore e non semplicemente retributivo, poiché il risultato indicato da Luca non è la rovina del mago, ma la fede del proconsole, provocata dal suo stupore «per l'insegnamento riguardo al Signore» (Atti 13,12).

Fonti e citazioni

  • Atti 13,6-12
  • Atti 13,1-5
  • Deuteronomio 18,10-12
  • CCC 2117

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