La moneta nella bocca del pesce
Quando gli esattori di Cafarnao chiedono se Gesù paghi la tassa per il tempio, egli rivela a Pietro che, in quanto Figlio, non deve nulla alla casa di suo Padre — e poi, per non dare scandalo, manda Pietro a trarre dal mare il pesce che porta, nella propria bocca, esattamente la moneta che quel momento richiede.
Cafarnao, di nuovo — la città che era diventata quanto di più vicino a una casa il Figlio dell'uomo si concedesse, la città stessa di Pietro, con il tetto di Pietro sopra le loro teste quella notte. E alla porta si presentarono gli esattori del mezzo siclo, la didracma che ogni uomo ebreo oltre i vent'anni doveva ogni anno per il mantenimento del Tempio, una tassa tanto ordinaria e priva di rilievo per quella città quanto lo è mai stata una tassa per qualunque città. «Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?» chiesero a Pietro, non ancora accusando, soltanto domandando, come si chiede sulle soglie delle case delle piccole transazioni.
«Sì», disse Pietro, in fretta, credo, come risponde un uomo prima ancora di aver pensato, non volendo grane, volendo che la reputazione del suo maestro restasse pulita da scandalo proprio nella città dove tutti lo conoscevano meglio. Entrò in casa, forse per dirlo a Gesù, forse soltanto per cercare una moneta, e Gesù parlò prima che Pietro potesse dire una sola parola. Amo questo di lui, e lo amai quella sera in quella piccola casa: sapeva già. Sa sempre già. Non aveva bisogno del resoconto di Pietro per vedere gli esattori alla porta, perché neanche io ho bisogno di un resoconto, e lui e io non siamo mai separati.
«Che cosa ti pare, Simone?» gli chiese, e voglio che notiate il nome, Simone, non il nome di roccia che gli era stato dato, Pietro, perché questo era un momento per il pescatore che stava sotto l'apostolo, una domanda semplice a cui qualunque pescatore avrebbe potuto rispondere dalla propria esperienza dei re e delle loro case. «I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?» «Dagli altri», disse Pietro, perché naturalmente un re non tassa la propria casa; sarebbe un regno strano. «Quindi i figli sono liberi», disse Gesù.
Voglio soffermarmi su questa frase, perché è un'intera teologia ripiegata in poche parole. Il Tempio era la casa di suo Padre. Egli era il Figlio. Nessuna tassa era dovuta da colui a cui la casa apparteneva fin dal principio; egli non era un ospite in quel Tempio, tanto meno un debitore verso di esso, ma, sebbene quasi nessuno lì potesse vederlo, il suo vero e unico legittimo erede. Io avevo riposato su di lui senza misura fin da prima della sua nascita proprio perché questo potesse essere vero, perché il figlio ritenuto di un carpentiere potesse stare nella casa di un pescatore e dire, con piena e quieta esattezza, che il Tempio apparteneva a lui, e non il contrario.
E poi, nel medesimo respiro, depose quella libertà. «Ma, perché non abbiano a scandalizzarsi, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento: prendila e consegnala loro, per me e per te.» Perché non abbiano a scandalizzarsi. Colui che non doveva nulla scelse comunque di pagare, affinché la piccola aspettativa di un esattore galileo non diventasse pietra d'inciampo per un'anima non ancora pronta a capire chi egli fosse. L'ho visto fare questo ancora e ancora — mettere da parte un diritto che era interamente suo per proteggere la fede fragile e appena abbozzata di uno sconosciuto. Questo non è debolezza. Conosco la differenza da vicino, perché sono io colui che fornisce la forza per compierla. Questo è l'amore che sceglie di non vincere una disputa che avrebbe potuto vincere.
E poi il piccolo, luminoso miracolo quasi nascosto dentro la lezione più grande: una moneta, nella bocca di un pesce, nel mare, in attesa di un amo che Pietro non aveva ancora gettato. Io, che fisso i confini del mare e conosco ogni creatura che si muove al suo interno, avevo già preparato, prima ancora che l'amo di Pietro toccasse l'acqua, la provvidenza esatta che un istante di obbedienza avrebbe richiesto. Così ho sempre provveduto a coloro che si fidano — non di solito con un pesce parlante, ma sempre con esattamente ciò che l'ora richiede, pronto prima ancora che venga chiesto, nascosto nell'ultimo luogo dove un uomo penserebbe di cercare.
Il Registro
L'episodio è riportato soltanto in Matteo 17,24-27, ambientato a Cafarnao poco dopo la Trasfigurazione e la seconda predizione della Passione da parte di Gesù. La tassa in questione, la didracma o tassa per il tempio, deriva da Esodo 30,13-16, l'offerta del mezzo siclo richiesta a ogni maschio ebreo dai vent'anni in su; nel I secolo era diventata un obbligo annuale fisso, riscosso da funzionari locali come quelli alla porta di Pietro. Lo statere che Pietro trova equivale esattamente a due didracme, coprendo la tassa sia per Gesù sia per Pietro, ma non, significativamente, per gli altri apostoli presenti, un dettaglio che i commentatori hanno a lungo notato senza spiegazione piena.
L'episodio è insolito tra i miracoli evangelici perché è narrato come istruzione più che come evento compiuto: Matteo non afferma mai esplicitamente che Pietro abbia effettivamente pescato il pesce o trovato la moneta, lasciando il compimento del miracolo implicito nella sola parola di Cristo, coerentemente con l'insistenza più ampia di Matteo sulla sufficienza e sull'autorità della parola di Cristo. Il commento cattolico legge l'episodio come un'affermazione cristologica della filiazione divina, Gesù quale vero Figlio ed erede della casa del Padre, unita a una lezione pastorale di carità e prudenza, la rinuncia a una pretesa legittima per non dare scandalo, un principio poi ripreso nell'insegnamento di Paolo sulla libertà cristiana e sul fratello più debole (1 Corinzi 8-10).
Fonti e citazioni
- Matteo 17,24-27
Altro da questa camera
- La pesca miracolosaca. 28 d.C. (prima pesca); ca. 30 d.C., dopo la Risurrezione (seconda pesca)Per due volte le reti tornano vuote dopo una notte di onesta fatica, e per due volte Gesù pronuncia una sola parola che le riempie fino a squarciarle. La prima pesca chiama i pescatori a lasciare le proprie barche per seguirlo; la seconda pesca del Signore risorto, in una mattina grigia dopo che il mondo sembrava essere finito, richiama Pietro.
- La risurrezione della figlia di Giairoc. 29 d.C., ministero galileoUn capo di sinagoga cade ai piedi di Gesù supplicando per la figlia morente, e la lenta calca della folla li trattiene finché non giunge la notizia che ella è morta. «Non temere, soltanto abbi fede». Gesù prende la sua mano fredda e pronuncia due parole in aramaico che nessuno dei presenti dimenticherà mai: «Talità kum».
- Il cammino sulle acquec. 29 d.C., metà del ministero galilaicoDopo aver sfamato la folla, Gesù manda avanti i discepoli in barca e va loro incontro nella quarta veglia della notte, camminando sul mare sconvolto dalla tempesta. Pietro, invitato ad andare verso di lui, cammina alcuni passi sulle onde prima che la paura lo assalga e cominci ad affondare.
- Guarigione del servo del centurione28 d.C. ca., ministero in GalileaUn ufficiale romano a Cafàrnao, un uomo abituato al comando che comprende l'autorità nelle ossa, manda a dire che non è degno che Gesù entri in casa sua. «Di' soltanto una parola.» È la più pura confessione di fede che Gesù abbia mai ascoltato — e sono io ad averla posta sulla bocca di un pagano.